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Durante il periodo trascorso come ‘artist in residence’ al Museum Kunst der Westküste, Alkersum/Föhr, l’artista Susanne Kessler, che vive a Roma e Berlino, si è intensamente confrontata con Föhr, approfondendo le caratteristiche geografiche, storiche e culturali dell’isola. Si è tuffata nelle storie di vita di molti isolani, uomini che erano in passato cacciatori di balene o marinai che traversavano gli oceani, o emigravano in America. Comunque continuavano a mantenere stretti legami con la loro isola. Kessler si avvicina alle biografie di molti isolani che lasciano l’isola per sempre o per un certo periodo, affrontando oltre mare nuove sfide professionali e personali. Forza, coraggio e spirito di avventura apparteneva e appartiene a ciascuna di queste partenze.

Nella enciclopedia di Föhr Kessler si imbatte su una nota a fianco del piccolo villaggio frisone Dunsum. La nota riguarda il capitano Christian Simon Jürgens (1875-1959) e contiene un disegno con una linea apparentemente confusa. Come artista, il suo interesse è stato immediatamente risvegliato – inizialmente esteticamente, visivamente. Allo stesso tempo ha scoperto che dietro questa linea c’è una storia quasi incredibile. La forzata odissea del solido veliero “Susanna”, colpito da tempeste e uragani durante la circumnavigazione di Capo Horn.

Sotto la guida del capitano Jürgens la nave si ingolfa nell’ inverno meridionale del 1905, mentre si recava da Port Talbot (Inghilterra) al porto Iquique (Cile) per imbarcare salnitro. La nave affronta tempeste di lunga durata intorno all’estremità meridionale dell’America. Per 99 giorni, l’equipaggio ha coraggiosamente combattuto a sud del 50 ° grado di latitudine attorno a Capo Horn. Miracolosamente, dopo una lotta incredibile, e un insieme di 189 giorni la nave “Susanna” raggiunge la costa cilena. L’intero equipaggio era sopravvissuto, anche se con estremo sacrificio e grazie all’impegno eccezionale del loro capitano.

Questo viaggio, che si può ricostruire seguendo lo svolgimento della linea apparentemente confusa, è ancora considerato la più dura, la più brutale e la più lunga circumnavigazione di Capo Horn nella storia marittima internazionale. Ma con l’arrivo nel nord del Cile, il viaggio della “Susanna” non è ancora finito – termina solo dopo due anni e mezzo. La “Susanna” rientra ad Amburgo e il capitano Jürgens finalmente pone fine alla sua assenza e torna a Föhr dalla moglie e dal figlio che ha ormai 4 anni. L’unico materiale sopravvissuto e fonte autentica sulla base del quale la corsa errabonda può essere ricostruita è il diario meteorologico della “Susanna”. Ogni quattro ore durante la navigazione, venivano registrate le condizioni idrografiche e meteorologiche. Il solo tentativo di tracciare la linea aggrovigliata della rotta seguita fa realizzare il disorientato vacillamento e avvitarsi, il continuo rullio avanti e indietro della nave. Una sensazione accentuata dal fatto che allo spettatore è richiesto di seguire la linea della rotta geograficamente da est a ovest, dalla destra alla sinistra – in altre parole in senso opposto alla normale direzione di lettura – un’ulteriore sfida psicologica. La linea e la storia del “viaggio sviato” sono diventati il punto di partenza di una intensa riflessione che Susanne Kessler ha portato avanti per due anni. L’artista voleva seguire la linea, per capirla, misurarla e inquadrare in un reticolo la sua superficie, e quindi interiorizzarla. Spesso un disegno costituisce l’origine di un’opera artistica; forma nella maggior parte dei casi l’inizio di un progetto è più vicino all’ idea originale. In questo caso, comunque, i suoi disegni iniziali si basano su una linea già “predeterminata” (la rotta della Susanna) portatrice di un significato che rivela molteplici riferimenti ed è leggibile in diversi campi semantici: Il capitano Jürgens, discendente di una famiglia dalla lunga tradizione marinara, simboleggia la determinazione di molti isolani di Föhr ad indirizzare il loro sguardo verso il mondo. Lui e il suo equipaggio hanno subito grandi privazioni, sono stati colpiti dallo scorbuto, dal tifo e da lesioni gravi, avevano paura della morte e hanno dovuto temere per la perdita dei loro compagni. I loro pensieri andavano spesso a quelli che erano restati a casa: la famiglia e gli amici. Nell’inverno 1907/08 – dopo due anni e mezzo di assenza il trentaduenne Jürgens tornò a Föhr, terminò la sua carriera e da allora in poi gestì una piccola fattoria a Oldsum. Il riconoscimento dell’importanza della famiglia e della terra d‘origine – in breve patria / Heimat – si intuisce in questa storia esemplare. L’evento storico assomiglia a una metafora generale della vita. Ricorda l’odissea di Ulisse, gli alti e bassi del suo impegnativo, faticoso andare alla deriva sul mare – un’epica che per secoli ha ispirato scrittori, artisti e attori. Per 20 anni Ulisse e i suoi compagni hanno combattuto per tornare a casa. La partenza verso pericoli imprevedibili e l’incertezza implacabile di dove e quando l’odissea finirà, la preoccupazione per le famiglie abbandonate e la paura delle famiglie per il destino degli uomini e del padre – sono esperienze dolorose, che sono ancora oggi rilevanti. Così come oggi il mondo è testimone di movimenti di rifugiati senza precedenti, persone che hanno lasciato le loro case a causa della guerra e della fame e che subiscono infinite fatiche senza sapere esattamente se mai raggiungeranno la loro destinazione. In un senso più ampio il viaggio di molte false partenze fornisce anche una metafora per la vita dell’artista moderna, per la sua continua ricerca di equilibrio e l’interrogarsi sulla propria esistenza e il suo fare, il lavoro creativo e il suo subire molti pericoli esistenziali. Con modelli, disegni, oggetti e film, che sono stati più volte sviluppati in parallelo e che sono presentati qui di seguito, Susanne Kessler lascia partecipare lo spettatore ai processi di formazione dei suoi lavori, alla genesi del suo lavoro artistico, che conduce all’ insieme delle installazioni sul pavimento (Odissea) e delle installazioni a parete (Föhr e Sud America). Anche se i singoli oggetti sembrano avere un carattere preparatorio, ogni opera va valutata e vista come opera autonoma e indipendente.

Un risultato delle prime riflessioni della Kessler, è stato un video contenente una animazione della linea “itinerante”. Kessler ha disegnato su una tavola di legno ogni tappa giornaliera della corsa della “Susanna”, successivamente le ha fotografate e ha montato questi singoli scatti in un film.

La grande installazione a parete “Irrfahrt” (Peregrinazione) si estende su una superficie di 2,80 x 5,80 metri e ha trovato il suo posto sulla parete frontale della galleria del museo. La linea nera spessa circa tre centimetri, formata da materiali diversi come cavi, fil di fero inviluppato in una fascia di stoffe, si solleva dal muro. Attraverso la riproduzione della storica circumnavigazione, l’artista ha sviluppato una composizione tridimensionale libera, un sistema di disegno. Le linee materializzano l’idea artistica e sono allo stesso tempo il substrato delle sue riflessioni. “Se la linea ha una storia e quindi non è arbitraria, questo si sentirà” – questa affermazione dell’artista riflette precisamente ciò che lo spettatore sente: la forte tensione della superficie che comunica l´impressione di un lavoro cresciuto spontaneamente dalla parete.

In “segmenti di una linea sviata” (Kat. 3), la linea originale viene trasformata in oggetti scultorei. Anche la costruzione della installazione che si sarebbe voluta realizzare nel mare, si sarebbe articolata in tali sottosezioni. Ognuno dei segmenti, appoggiato su una griglia nera e tagliato singolarmente, sporge nello spazio, gioca sul muro con luci e ombre e guadagnano autonomia nell´astrazione nonostante il loro riferirsi alla “Urlinie- linea originale”. Parallelamente o presumibilmente creata in precedenza, la sequenza di 17 elementi di linea, liberati dalla costrizione dell’insieme, fa riferimento anche al montaggio della installazione pianificata nel mare. I singoli disegni sono autonomi e allo stesso tempo (Cat. 4) si uniscono in un insieme accattivante. La loro “dissezione” e le cornici che rinchiudono ogni disegno devono essere intese come rotture (intervalli) deliberatamente calcolate.

Tuttavia, non si tratta solamente del soggetto della linea legata alla superficie: Kessler si e’ occupata in vari progetti, precedenti a quello di Föhr (con l’ Anfibico, con gli Interstizi, con l’ Evoluzione) di cio’ che muta e rimane instabile e non- statico. Da queste esperienze si è sviluppato logicamente il progetto di trasformare la linea sviata in una scultura mobile e monumentale, galleggiante sul mare. Esposta alle maree, l’installazione pianificata da Kessler, di una dimensione di circa 40 x 60 metri, avrebbe nuotato con l’inizio dell’alta marea, galleggiando sulla superficie dell’acqua nel vento e nelle onde, per poi inevitabilmente naufragare come un fallimento di Sisifo con ogni bassa marea.

In un primo modello, che in termini tecnici avrebbe potuto condurre all’installazione marina, bastoncini di bambù di diverse lunghezze sono congiunti in un sistema di non immediata comprensione. L’estensione di bambù si basa sull’ andamento della linea: Costituirà la “base” per consentire l’ espansione in scala. Il modello include pure un altro punto di riferimento semantico: il modello in bambù ricorda le cosiddette “stick charts” – carte bastone che alcuni marinai delle Isole Marshall in Micronesia usano come aiuto alla navigazione. Prima del viaggio, servivano da promemoria e guida di orientamento per navigare sulle formazioni d’onda trovate tra gli atolli e per prevedere le correnti d’aria e del vento.

Col riferimento della sottostruttura di bambù della installazione di Föhr a tali carte si tocca un aspetto importante e centrale: il cambiamento climatico. A causa dell’innalzamento del livello del mare, le isole della Micronesia sono minacciate di estinzione. Questo aspetto a sua volta fa riferimento al diario meteorologico della “Susanna”, che è attualmente in fase di esame da parte dal Maritime Datenzentrum des Deutschen Wetterdiensts (Centro dei dati marittimi del servizio meteorologico in Germania) di Amburgo e rappresenta un’ importante fonte per lo studio dei cambiamenti climatici. Il confronto dei dati climatici registrati nel 1905 con le attuali condizioni meteorologiche rivela cambiamenti nel clima globale.

La costruzione di bambù di Kessler è usata come sottostruttura per un tubo flessibile, che imita il corso della linea. Anche se rimane connesso alla superficie, agisce piuttosto attraverso associazioni e quindi acquisisce autonomia.
Nei modelli III e IV Kessler riprende questa griglia geometrica già esistente nei 17 disegni, che ora costituiscono la base per una replica su scala del corso della “Susanna”. Nel modello III un pannello rigido, sul quale riposa un foglio di carta, sostiene una griglia di corde. Chiodi conficcati verticalmente servono come “pali”, ai quali sono legati la costruzione di bambù e lo spago, che imita la linea sviata. Con questi “pali”, il modello fa riferimento a un’altra tradizione: al cosiddetto Fischgarten (Orto del pesce). Sull’isola Föhr fino a qualche decennio fa, gli isolani installavano in primavera con la bassa marea, le cosiddette recinzioni di pesce vicino ai canali della marea. Con l’alta marea, il pesce nuotava sopra le recinzioni, con l’acqua che scorre via si trovavano guidato al centro delle recinzioni, che ora fungevano da nasse; Questi poi dovevano essere svuotate durante ogni bassa marea, sia di giorno che di notte, col tempo buono o cattivo e vengono smantellate in autunno. L´artista ha immediatamente percepito gli Orti del pesce come una sorta di installazione temporanea, un interfaccia anfibia fra terra e mare.

Nel modello II con il titolo Ebbe und Flut (bassa e alta marea), la copertina di una piccola cartella di disegno serve come palcoscenico per una mini installazione. L’interno della metà della cartella posizionata verticalmente e’ diventato il piano di supporto per un disegno di inchiostro marrone, che Kessler ha fatto durante il suo primo soggiorno sul isola. Nonostante l’astrazione e la riduzione formale, lo spettatore percepisce un paesaggio: sotto una chiara striscia del cielo, si estende il “Watt” (l’area di maree) fino al orizzonte. La marea che si ritira sembra di aver lasciato solchi nel fondo. La vitalità dello spazio anfibio si nota nonostante la scala di colori quasi monocromatica. Kessler ha applicato fango secco sulla parte appoggiata del portafoglio. Su un letto di chiodi irregolare si trova il disegno tagliato della ‘linea sviata’. Quindi questa diventa legata a un nuovo luogo: la sua storia ora si collega direttamente con l’area costiera della Germania settentrionale e mette in relazione due luoghi geograficamente lontani – Capo Horn e l’ area di marea della Frisia. Questo aspetto ’annuncia’ l’installazione della sala Odissea.

Durante il suo secondo soggiorno come ‘artist in residence’ a Föhr, Kessler ha effettuato una prova sperimentale di quattro giorni per una sezione di circa 4 x 7 metri della installazione marina, pianificata per 60 x 40 metri. Insieme a Uwe Jensen, tecnico del museo MKdW, ha piantato nel fondo sabbioso scoperto dalla bassa marea tre tronchi di castagno di una lunghezza di circa 70 centimetri e con un diametro di circa dieci centimetri a 100 metri dal limite dell’alta marea e da una distanza tra cinque e sette metri l’uno dall’ altro. Ai tronchi immersi erano legate lunghe corde di canapa che tenevano la costruzione di pali di bambù lunghi fino a cinque metri e i tubi di sughero disposti a formare una curva. Con la bassa marea, la costruzione era – tesa fortemente dalle acque che si ritraevano – veniva tirata fuori nel mare per quattro metri, con l’alta marea si alzava. In caso di maltempo si poteva a mala pena vedere dalla spiaggia: appariva come una piccola linea nel grande mare, in qui giorni abbastanza burrascoso. La linea assomigliava a un punto interrogativo o a un trattino. Durante la bassa marea la costruzione è stata visitata con curiosità dai bagnanti e Kessler percepisce le emozioni che produceva questa costruzione sui visitatori. Alcuni pensavano a un veliero incagliato, anche se niente ricordava una nave. Credevano addirittura che fosse accaduto qualcosa di inesplicabile nel mare. Molti spettatori si ricordavano delle immagini delle persone in fuga sul Mediterraneo – immagini sono presenti con molta forza nella memoria -, persone, tra le quali molti bambini, esposte a incertezza e pericolo e che combattono per la loro sopravvivenza. Spesso rimangono sulla spiaggia solo relitti come piccole chiatte, gommoni o giubbotti di salvataggio. Susanne Kessler ha risposto a molte domande e ha assorbito le associazioni che l’opera ha prodotto negli spettatori. Era per lei una sorta di “battesimo” della sua idea: sotto ogni aspetto un test valido.

In parallelo lavora a un film ed una simulazione digitale (Kat.12) che presenta sia aspetti del montaggio sia la visone complessiva del progetto: Un mare esposto a tutte le avversità del tempo è soggetto a un costante cambiamento di flusso e riflusso – a volte agitato, a volte calmo – questa situazione mossa Kessler vuole usare come superficie di proiezione per una scultura che visualizza la ‘corsa sviata’ di 99 giorni del veliero “Susanna”. Nell’alternarsi delle maree, il lineamento astratto, come una scultura mobile, viene risvegliata in una vita sempre nuova dalle acque che entrano. Con la bassa marea tutto deve naufragare di nuovo. Il film materializza per alcuni secondi la visione della installazione marina.
Susanne Kessler vive da molti anni a Roma, la sua casa situata vicino al Mediterraneo e l’antica eredità spesso ne influenza il suo lavoro. I temi classici vengono ripresi e in un modo insolito spesso traslocati al nord. Nel 2006, ha trasposto la planimetria del tempio di Atena a Paestum, – smaterializzato – come un ‘tempio volante’ nella forma di un’ installazione di superficie tridimensionale, teso con le corde, fedele alle misure del tempio antico, sulla costa occidentale della Frisia settentrionale, a Büsum. La sua mostra personale del 1994 nel Museum Von-der Heydt a Wuppertal aveva il titolo ‘Uno dovrebbe ricostruire i templi’. Accanto a questa tematica viaggiavano al nord con lei anche soggetti più quotidiani. Nell’ambito della mostra Fredsskulptur – Peacesculpture. 50 anni dopo la liberazione della Danimarca dal nazionalsocialismo tedesco, organizzata nel 1995 dal Ludwig Forum für Internationale Kunst, Aquisgrana, Kessler ha creato l’installazione ‘Bilancia’. Su un bunker semisommerso, Kessler montò una tipica costruzione da pescatore italiano, un braccio di ferro, a cui erano appese in precedenza reti da abbassare e sollevare.

Kessler vi lega due rete contenenti enormi disegni che riprendono la struttura del orecchio interno umano. I labirinti dell’orecchio simboleggiavano per Kessler il ‘diventare uomo’, la fragilità e la comprensione. La transitorietà rappresenta un altro continuum nella sua arte. Le installazioni effimere vengono sempre create solo per un certo periodo di tempo, vengono in seguito smontate o abbandonate alla natura – anche la ‘Bilancia’ e’ stata presa dal vento. Ecco perché la ‘Libreria della vita’ (die Lebensbibliothek) di Kessler (Kat.13) è tanto più importante. Per decenni cattura nei libri i processi artistici – idee, riflessioni e immediati lavori a tema, che per la loro preziosità sono tutti tenuti e protetti in porta libri di pelle chiara. Le fodere speciali in pelle sono d’origine etiope: i copti cristiani tengono in esse le loro bibbie. La biblioteca di Kessler è cresciuta fino a raggiungere più di 30 libri in vari formati. Ogni progetto è specchiato in un volume – qualcuno dei pensieri nascosti nei libri trova espressione artistica solo anni dopo e può diventare una monumentale scultura di segni.

Durante il suo terzo soggiorno a Föhr, Kessler scrive a mano con penna e inchiostro passaggi di testo selezionati dall’ Odissea di Omero in un vecchio e vuoto libro di contabilità (Kat.14). Le citazioni corrispondono ai disegni e collage in cui l’odissea della “Susanna” si disegna in modo astratto ancora e ancora, condensata e similarmente variata come una composizione musicale simile a una Fuga.

Il processo di lavoro della Kessler, che di solito rimane nascosto, viene qui per la prima volta rivelato. Nella mostra un monitor consente di vedere pagina per pagina il contenuto del libro. Quindi lo spettatore può vedere e leggere passaggi di testo commoventi e allo stesso tempo percepire la diversità dei disegni e dei collage.

Il mescolarsi di testi e immagini collage, che si sviluppa su 68 pagine doppie, si riferiscono alla minacce all’uomo che rimangono valide in ogni secolo.

I testi del Odissea di Omero descrivono i sentimenti e le domande di chiunque abbia mai lasciato la sua terra e è dovuto partire per l’ignoto: l’incertezza, quando si calmano le tempeste, verso quale costa si dirige la nave della “vita”, e il desiderio di tornare a casa, verso un luogo di calmo. Mentre il diario meteorologico della nave “Susanna” – in formato quasi identico al libro di contabilità usato da Kessler – descrive l’andamento della corsa in modo neutrale, Kessler trova nel suo “diario di bordo” un’espressione artistica individuale e molto personale.

La cosiddetta “mappa mundi” costituisce un insieme di opere apparentemente indipendente, ma invece e’ legato in modo stretto alle storie dell’ Odissea, sia a quella del capitano Jürgens sia a quella dell’ Ulisse di Omero. Continenti, collegati attraverso gli oceani, stanno spesso a simboleggiare i grandi temi universali, allo stesso tempo gli spazi cartografici assomigliano a un sistema di segni astratti. Molti paesi sono luoghi di desiderio per le persone il cui ambiente di vita sta diventando sempre più inospitale o pericoloso e che desiderano vivere una nuova vita e andare altrove. Kessler utilizza coscientemente una tecnica tipicamente femminile ricamando i suoi continenti in 14 parti su garza di cotone (Kat.15). In questo modo ricorda le donne che sono rimaste a casa e spesso nel corso degli anni rimangono nell’ incertezza riguardo al destino dei loro mariti, cosi la moglie del capitano Jürgens, cosi nel poema di Omero Penelope, la moglie di Ulisse. Penelope disfa ogni notte la tela che ha prodotto durante il giorno per poter aspettare il marito e evitare di sposarsi con uno dei suoi corteggiatori. Durante il lavoro, i pensieri viaggiano verso gli uomini che “misurano” gli oceani e li seguono mentalmente. Lontananza e ignoto e vicinanza e patria non sono intesi come opposti, ma sono in stretta relazione l’uno con l’altro. Gli uomini in viaggio hanno nostalgia per la casa, mentre le donne rimaste a casa tracciano, ripetono mentalmente le varie vie e la vita dell’assente.

Il raggruppamento delle stoffe in questa installazione assomiglia all’ ordinamento delle vele di un veliero.

La mappa ricamata della corsa della Susanna intorno a Capo Horn (Kat.16) annuncia l’installazione “Odissea”. Bastoncini di bambù servono come assicelle per la garza di cotone sulla quale e’ cucita l’immagine della costa ruvida della Patagonia meridionale insieme alla linea errante attorno a Capo Horn.

Nella sala alta più di cinque metri con una superficie di circa 9 x 6,5 metri, possono essere vista innanzitutto da un galleria e poi entrati tramite una scala discendente, un ‘installazione a pavimento Odissea (Kat.17) e le installazioni murali Sud America (Kat.18) e Föhr (Kat 19) in un dialogo tra di loro.

L’installazione Sud America, determinata da un solido e forte nero, è il punto di partenza dell’insieme esposto nella sala. Il continente, meta del viaggio del Captano Jürgens, è stato sempre un’ area geograficamente difficile da esplorare a causa della sua costa bizzarra, le diverse zone climatiche e le alte montagne. Un area che in passato per l’ Europa rappresentava l’ altro da sé e l’ignoto.

Nel lavoro della Kessler l’intera costa è modellata in modo grezzo, piuttosto repellente che invitante. I fiumi indicati in modo astratto con corde blu, aiutano limitatamente ad avvicinarsi all`inospitale spazio naturale, che è determinato da compatte sovrapposizioni di reti e materiali riciclati.

Nella visione da lontano il continente rappresentato sviluppa la sua potenza, nella visione da vicino lo spettatore si perde in un labirinto aggrovigliato. Come in un palinsesto gli strati posano uno sopra l’altro.

Il viaggio della “Susanna” intorno a Capo Horn, si e’ materializzato nella installazione Odissea appoggiata per terra nella sala. Su un telaio di 4 x 3 metri sono state formate griglie geometriche di diverse dimensioni tese con corde bianche e nere. Anche una rete nera da voliera si tende sul telaio su cui un tubo di plastica lungo 64 metri, guidato da fil di ferro e corde, traccia ora la linea errante fedele alla scala del disegno originale su carta, liberandolo nella terza dimensione. Sembra che il disegno potrebbe sollevarsi e diventare una moltitudine di linee che si svolgono rotolandosi come un’ onda

Le linee sembrano girarsi l’una intorno all’altra, superando i propri confini e formando il loro proprio spazio nello spazio, prendendone, per cosi dire, possesso.

Lo spettatore si sente chiamato a seguire la linea, ma questo è estremamente difficile perché sempre di nuovo lo sguardo si “aggroviglia”, inciampa e continua a cercare.

Lo spettatore osserva con i propri occhi e allo stesso momento sente come i suoi pensieri vengono catturati in un labirinto. In questo modo può essere trasposta la sensazione, che la “Susanna” ha subito con la sua corsa aggrovigliata, perdendo la direzione e la meta.

Il lavoro Föhr, determinato di accenti color verde e appeso in alto nella stessa sala, è più condensato della installazione Odissea. L’installazione a parete ricorda uno spazio protetto che si apre e si allarga parzialmente.

Allo stesso tempo, i materiali sovrapposti si volgono verso l’interno – come una metafora, che allude alla patria (Heimat) e all’ essere al sicuro. Con questo gruppo di sculture Kessler crea un nuovo spazio estetico, che da un lato si riferisce a luoghi ampiamente separati, ma d’altra parte connette tutto in un unico corpo sculturale. Tuttavia, l’installazione Föhr dal punto di vista di Kessler non può essere intesa come perfetta e conclusa: deve rimanere mutabile come l’isola che è in un processo di evoluzione e assumerà sempre nuove forme.

Dopo due anni e mezzo di assenza il capitano Jürgens torna nell’inverno del 1907/08 a Föhr, sull’isola verde, e lascia la sua carriera di navigatore. Si è reso conto dell’importanza del legame familiare e della sua terra – in breve della sua “Heimat” – la sua storia è esemplare.

L’installazione Föhr indica un altro aspetto importante del lavoro artistico di Kessler: il sorgere ciclico e lo svanire. In questo modo i materiali si formano sempre di nuovo, il già esistente viene trasformato e inserito in un nuovo contesto. “Il parziale, il non terminato, quello che si trova nel processo del cambiamento diventa esposto, la base e le stratificazioni si ripetono o variano, ma non sono riconoscibili perché il contesto ne cambia lo spirito” dice Susanne Kessler.

 

Epilogo

La diversità e il polimorfismo degli oggetti, dei modelli, dei film, dei disegni e delle installazioni creati all’interno del progetto complesso di Susanne Kessler sono estremamente impressionanti.

Inoltre, è affascinante vedere come tutti i lavori, sebbene ognuno rivendichi una sua autonomia, si riferiscano l’uno all’ altro e come la linea sia la fonte di ogni creatività. E come tutto si intrecci e si leghi tramite la linea. In una specie di crescita organica la linea si è evoluta continuamente – a volte in modo molto astratto, a volte attraverso legami e compattamenti. Una maggiore varietà compositiva – simile a una fuga – è difficilmente immaginabile.

 

Testo per il catalogo e la mostra “Susanne Kessler – Odissea”, Museum Kunst der Westküste, Alkersum/Föhr, DE, 2018