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E cosa certa che il ragno tesse la sua tela con Io scopo preciso della trappola per la sua auspicata preda; e anche vero che tutto questo si verifica per il fine precipuo della sua stessa sopravvivenza.

Egli opera all’interno di due essenziali elementi: I’abilita tecnica di quella complessa tessi­tura e l’intelligenza che ogni tranello comporta.

Tutto questo operare, questo alacre fermento, il lavorio solerte sono generati al suono di un ritmo che non conosce tregua, in un silenzio esteriore, che vibra e brilla alla luce di ignari raggi di sole.

E certo che Io spettacolo di tale avvenimento e fortemente crudele, soprattutto dalla parte della preda; ma essa in fin dei conti non e mai spettatore, essendo vittima non e in grado di vedere, ma solo di agire, anzi più propria- mente di subire.

In tutto questo semplice, ma articolato, meccanismo e inclusa una dinamica di seduzione, come sempre quando esistono una preda e un cacciatore. Le modalità di tale seduzione sono più complesse da decifrare, ma affinché

la vittima si posi su quegli esili e innocui d’aspetto fili luminosi deve in qualche modo esserne attratta. Perche questo avvenga il ragno tesse bella la sua tela, con una specie di danza, in cui le sue lunghe zampe senza gra zia si muovono armoniose dando spettacolo di eleganza e leggerezza.

In modo analogo i caroselli di tele dipinte che costruisce Susanne Kessler attirano al loro in­terne gli spettatori.

Coloro che entrano nei Formen- e Farbkarussell non sono mai vittime, ma solo prede di una inusuale fascinazione.

L’unica perdita che subiscono e di natura spaziale, come in una stanza di sospensione gravitazionale, Io spettatore perde il senso dello spazio consueto, per acquisirne un altro diverso: al suo mondo sensibile gli si sostituisce quello unico e voluto da Susanne Kessler, il suo universo interiore e la sua parziale materializzazione.

Se in genere per le opere d’arte si pub par- lare in senso metaforico di ingresso ad esse, di perdita al loro interno, di camminamento, percorso, etc…, nel caso dei Formenkarus­sell la metafora non e più tale, poiché tutto e reale. Costruito con la struttura di un carosello, dal cui centra partono delle aste, che sorreggono le tele, le aste possono essere mobili e conferire un movimento costante ai frammenti dipinti, oppure fisse e il movi­mento verrà dato dallo spostarsi di chi si avventura e dalla leggera oscillazione delie stesse tele, lasciate libere e in caduta verso il pavimento.

L’idea del quadro e completamente sopraffatta dell’esigenza dello spazio.

E questo il soggetto principale della pittura di Susanne Kessler.

L’invito palese che I’artista rivolge al pubblico e l’entrare, II partecipare in maniera totale di ciò che, con cura, pazienza ed estro, ha progettato e realizzato.

Tutti i quadri, le opere ottemperano in modi e quantità differenti all’esercizio di una seduzione nei confronti di chi li osserva, al di lä di ogni contenuto o valore che possano avere. Le macchine di pittura della giovane artista, siano esse mobili o fisse, si chiudono sullo spettatore, avvolgendolo tutto, allo stesso modo della tela dei ragno, ma, a differenza di essa, non Io rendono vittima di una prigionia mortale, bensì Io liberano dalla gabbia di una visione usuale e in un qualche modo Io obbligano ad uno sguardo “oltre Io specchio”, nel segreto territorio del fare del- I’arte.

Ali’interno di quel cerchio magico, nei confini delimitati dalle pennellate, circoscritti dalle forme irregolari delle tele, Io spettatore subisce una perdita di orizzonte; ma se il limite, quella linea confortante, non esiste piü, esso rimbalza, esteso, enorme, senza più misure all’interno di colui che guarda.

Lo spettatore agisce, o meglio reagisce, una volta postosi nello stato sereno di chi riceve e quelle forme generano un vortice, che le rende vive, mobili e, una volta esistenti, auto­nome e creatrici.
Quelle forme, infatti, sebbene siano irregolari posseggono una assoluta completezza.

Doppie e speculari si completano. In una struttura cosi totalizzante, non potevano essere che l’immagine di un tutto. E un insieme che non si e sdoppiato, ma che vive l’interezza nella complementarità.

Allo stesso modo delle filosofie orientali!, alia cui base i principi Yin e Yan formano, nell’unione, il cerchio perfetto, cosi le forme, portatrici di quelle pitture, sono assolutamente binarie.

Alla notte, percorsa di blu, corrisponde il giallo che splende del giorno.

Lo scorrere del pennello e intenso e veloce, forte per poi dilatarsi nell’espandersi fluido del colore.

Un inseguirsi di linee suggerisce un ritmo espressivo potente, ma se di espressionismo si tratta e solo astratto, quale una fuoriuscita di poderosi sentimenti e di formidabili emozioni, arginata e regolamentata dai support! ehe li contengono.

E per questo che entrando nel Formenkarus­sell, quale che sia di essi, si resta avvolti da quel vortice, che a sua volta introduce nel proprio, nel personale e intimo vortice di ognuno di noi spettatori e se ne esce a fatica, come da una scatola cinese.

L’arte può rappresentare una trappola d’autore, ma per solo questo non scoraggia.

La vera trappola, infine, consiste nel: se colui che guarda diviene una vittima Io deve solo a se stesso, poiché ciò che I’artista trama nella sua centrica strategia non vuole vittime, ma confronti!; reazioni e non cadaveri.

Nonostante questo e vero che le tele del ragno sono la sua sopravvivenza e i suoi frequentatori il suo salutare pasto.

 

Testo del catalogo della mostra Susanne Kessler , Formenkarussell (carosello delle forme), Sala dei Mercatori, Ascoli Piceno, IT, nell’ambito del premio Tercas per l’architettura, 1988